Per la prima volta il Partito Democratico è sovrastato nella rappresentanza
femminile parlamentare dal Movimento 5 Stelle e dalla Destra e mentre chi
ha vinto le elezioni affida la leadership dei gruppi parlamentari e le cariche
istituzionali alle elette, nel PD un gruppo dirigente sempre più chiuso e muto
si trincera in delegazioni e “trattative” di soli uomini.
Nella scorsa legislatura, anche grazie alle primarie con la doppia preferenza
di genere, eravamo il gruppo più rosa del Parlamento. Abbagliate dal primo
Governo con il 50 e 50, ci siamo fidate. Abbiamo pensato, è fatta. Un errore
politico fatale che non ripeteremo mai più.
Mai più pluricandidature femminili di poche per far eleggere molti uomini.
Sono bastate le pluricandidature di 8 donne per escludere 39 candidate e
favorire l’elezione di altrettanti uomini.
Il cinismo non ha sortito pienamente i propri effetti perchè il “flipper” si è
incagliato nella batosta elettorale. Il tutto in violazione palese dello Statuto e
nel silenzio degli organismi preposti al controllo.
In Parlamento deputate e senatrici hanno lavorato senza sosta per far
avanzare i diritti delle persone e la libertà femminile. Dalla ratifica della
Convenzione di Istanbul al decreto sul femminicidio del 2013, dalla
reintroduzione delle norme per vietare le dimissioni in bianco alla medicina di
genere. Fanno altrettanto le amministratrici locali impegnate nei quartieri, nei
Comuni e nelle Regioni, dialogando e lavorando con il vasto mondo delle
donne impegnate nelle professioni, nei sindacati, nelle associazioni e nel
Partito.
Inascoltata e di fatto depotenziata la Conferenza delle Democratiche prevista
dallo Statuto, nel Partito è stato istituito il “dipartimento mamme” separato dal
“dipartimento pari opportunità” con l’ulteriore paradosso di veder comparire
nei 100 punti di programma – mai condivisi con alcuno – temi controversi
mutuati dalla destra.
Tutto ciò accade mentre le Nazioni Unite affermano che l’uguaglianza di
genere è principio fondamentale per il raggiungimento degli obiettivi
dell’agenda 2030 per uno Sviluppo Sostenibile, per prevenire i conflitti,
superare le divisioni e affrontare le cause profonde della disuguaglianza,
dell'instabilità e dell'ingiustizia.

E’ arrivato il momento di passare dalle promesse alle azioni.
La crisi di identità del Partito Democratico e dei Partiti del Socialismo
Europeo nasce dalla difficoltà a rappresentare i bisogni della società e
soprattutto delle fasce più deboli che inevitabilmente si sono affidate a
promesse populistiche o si sono chiuse nelle paure. Abbiamo perso la sfida
contro le disuguaglianze.
Non abbiamo saputo costruire una visione di società offrendo un orizzonte in
cui credere e sperare.
Non siamo disposte a retrocedere nelle conquiste fatte, anzi ribadiamo
l’urgenza di esserci da protagoniste nella necessaria fase costituente del
Partito Democratico a cominciare dall’effettiva rappresentanza paritaria ad
ogni livello.
Ferma restando la necessità di rilanciare la Conferenza delle Democratiche,
da subito ci mettiamo al lavoro per riannodare fili con la società e ridare
credibilità e forza al Partito Democratico.

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