“L’epilogo della vicenda Marino chiude una pagina ma lascia aperte alcune questioni gravi su cui è necessario un chiarimento urgente nel Partito democratico. Chiediamo al segretario Matteo Renzi di convocare con estrema rapidità una direzione del PD su una questione che va al di là dei confini della capitale”.

Così il senatore Sergio Lo Giudice, portavoce nazionale di ReteDem, interviene sull’ultimo atto del mandato di Ignazio Marino alla guida del Comune di Roma.“La dinamica delle dimissioni dei consiglieri comunali capitolini apre più di un interrogativo, che non riguarda solo il Campidoglio ma il modo in cui il PD intende le forme della democrazia e il futuro delle sue alleanze. Il luogo corretto della crisi dell’amministrazione – prosegue Lo Giudice – sarebbe stato il Consiglio comunale. Avere costruito una crisi extraconsiliare svilisce il ruolo e l’autonomia dell’Assemblea Capitolina, nel solco di uno svuotamento di autonomia delle assemblee elettive già visto, che non ci piace e di cui vogliamo discutere presto. Né abbiamo apprezzato l’affrettato accordo con alcuni consiglieri d’opposizione per raggiungere il numero dei 26 dimissionari, con un ribaltamento dell’alleanza di centrosinistra con cui ci eravamo presentati agli elettori. Ancora una volta decisioni politiche cruciali vengono assunte con accordi trasversali non chiari, fuori dalle sedi istituzionali e a scapito della trasparenza. Ci auguriamo che nessuno pensi di costruire scenari neocentristi da Partito della Nazione senza prima essere passati da un congresso del partito che si esprima in modo chiaro e senza equivoci su quella che sarebbe una vera mutazione genetica del PD. Allo stesso modo, nessuno pensi di scegliere il nome del prossimo candidato sindaco del PD senza passare da primarie vere e aperte”.

“Al premier – conclude il senatore democratico – chiediamo inoltre di desecretare la relazione della commissione prefettizia e il rapporto di luglio del prefetto Gabrielli sulla corruzione a Roma. Un nuovo inizio, per Roma e per il PD romano, non può che fondarsi sulla massima chiarezza e sulla totale trasparenza sui fatti e le responsabilità politiche e amministrative presenti e passate. La costruzione di un nuovo progetto politico per Roma non potrà che fondarsi su una riflessione profonda sugli errori del passato e su un autentico rafforzamento delle basi etiche della politica”.

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