In ottobre gli italiani saranno chiamati a decidere attraverso un referendum sulle modifiche alla Costituzione.
La riforma supera il bicameralismo perfetto dando alla sola Camera dei deputati il potere di dare o togliere la fiducia al governo e di votare il bilancio e la gran parte delle leggi.
Il nuovo Senato, composto da 74 consiglieri regionali, 21 sindaci e cinque nominati dal Presidente della Repubblica, avrà come compito principale il raccordo fra Stato, Regioni, Comuni e Unione europea parteciperà all’elezione del Capo dello Stato e della Corte costituzionale.
Vengono ridotte le funzioni delle Regioni, che lasciano alla competenza esclusiva dello Stato materie come l’ambiente, l’energia, i trasporti, le politiche per l’occupazione e la sicurezza sul lavoro. Il Consiglio nazionale per l’economia e il lavoro viene abolito, così come le province.
Il quorum per il referendum abrogativo scenderà dal 50% degli elettori al 50% più uno dei votanti alle ultime politiche, nel caso in cui la proposta arrivi da 800mila cittadini. Vengono introdotti il referendum propositivo e quello di indirizzo. Le firme necessarie per una legge di iniziativa popolare saliranno da 50 a 150mila, ma la Camera dovrà discuterla e votarla in tempi certi.

Da decenni il Parlamento si era posto l’obiettivo di modificare la Costituzione per rendere più efficace l’azione del governo e del parlamento e dare al paese maggioranze solide e governi stabili.
Noi di ReteDem abbiamo condiviso la necessità di una riforma e le principali scelte di fondo, come la fine del bicameralismo perfetto, la riduzione del numero dei parlamentari, l’attribuzione alla Camera di un premio di maggioranza, la riforma del titolo V o l’abolizione del CNEL.

La riforma è l’esito di un confronto a tratti anche duro e puntiglioso che l’ha migliorata. La nostra azione in Parlamento ha prodotto modifiche importanti rispetto al delicato equilibrio fra un’azione legislativa e di governo più rapida ed efficace e la garanzia dei necessari contrappesi nel senso della rappresentanza e della partecipazione.
L’elezione del Capo dello Stato a maggioranza dei tre quinti dei votanti e non a maggioranza semplice così come l’elezione dei componenti della Corte costituzionale di nomina parlamentare a Camere separate rappresentano due contrappesi al rischio che il partito che vinca le elezioni e usufruisca del premio di maggioranza alla Camera sia poi autosufficiente non solo, com’è giusto, nelle decisioni politiche ma anche in quelle nomine istituzionali che la nostra Costituzione fonda sulla ricerca di intese fra le forze politiche.

Infine, anche il principio della indicazione dei nuovi senatori da parte dei cittadini è stato inserito nel testo della legge di riforma, secondo cui i consigli regionali eleggeranno i senatori “in conformità alle scelte espresse dagli elettori” in occasione delle elezioni regionali.
Per questi motivi, pur ritenendo che non tutte le soluzioni adottate siano le più soddisfacenti, riteniamo che le ragioni del sì prevalgano sulle criticità.

Rimangono due questioni aperte. La prima riguarda le leggi elettorali per le due nuove Camere. Il nostro giudizio sulla riforma della Costituzione prescinde, com’è giusto che sia, da quello su leggi elettorali spesso transitorie e comunque più facilmente modificabili. Ciò non toglie che le modalità di composizione del Parlamento, nel momento in cui la riforma consegna al partito vincente e al suo leader una forza maggiore che in passato, sono un elemento centrale di quell’equilibrio fra leadership e partecipazione necessario a garantire la piena democraticità del sistema.

Per questo chiediamo la rapida approvazione della legge sull’elezione dei nuovi senatori da parte dei cittadini e una modifica dell’Italicum.
In secondo luogo, ci impegneremo affinché la discussione dei prossimi mesi non rappresenti uno scontro fra il bene e il male ma una discussione franca nel merito delle modifiche costituzionali. Vogliamo attivare un confronto rispettoso con chi, nell’ambito del centrosinistra, sostiene le ragioni del no, una posizione di cui va riconosciuta la legittimità anche se espressa da iscritti e dirigenti del PD.

Lavoreremo affinché il dibattito nei prossimi mesi sia una palestra di informazione e di aumento di consapevolezza sui temi costituzionali e non un ring su cui darsele di santa ragione.
Facciamo in modo che il confronto nel merito sia guidato dai valori fondanti della nostra Costituzione, che non sono oggetto di modifiche della riforma e che impongono a ciascuno di noi una riflessione e un voto basato sulla propria coscienza democratica e non su logiche di schieramento.

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