“Da che parte stai?“ E’ la domanda provocatoria di una recentissima campagna di sensibilizzazione contro la violenze sulle donne. Noi abbiamo deciso di stare dalla parte delle donne e dei centri antiviolenza che sabato, a Roma, hanno portato in piazza quasi 200.000 persone, come afferma il comunicato del Comitato promotore “Non una di
meno”.

Lo stupro, le violenze fisiche, psicologiche ed economiche contro le donne non sono un’emergenza ma un dato strutturale. La  stessa Convenzione di Istanbul del Consiglio d’Europa sulla violenza nei confronti delle donne (2011) individua le violenze quale “manifestazione dei rapporti di forza storicamente diseguali tra i sessi, che hanno portato alla dominazione sulle donne e alla discriminazione nei loro confronti da parte degli uomini e impedito la loro piena emancipazione”. E’  una violenza di genere che colpisce le donne e che danneggia i bambini e le bambine che la subiscono e vi assistono.

Il femminicidio è la sua manifestazione estrema; in Italia nel corso del 2016 sono state uccise 116 donne. Ogni tre giorni una donna  ha perso la vita per mano del proprio partner o ex partner, e molte di loro erano madri. Come è stato stimato dal progetto “Switchoff”,presentato negli scorsi mesi alla Camera, si stima che nel corso degli ultimi dieci anni siano stati almeno 1600 i bambini e i ragazzi rimasti orfani di madre o di entrambi i genitori se al femminicidio è seguito il suicidio dell’autore.
La natura strutturale della violenza impone di prendere posizione, di decidere da quale parte stare, se da quella dell’omertà, della negazione e della minimizzazione o da quella delle vittime, della protezione e della prevenzione.

Il riconoscimento della natura strutturale della violenza impone un impegno  forte e continuo di tipo politico, istituzionale e culturale. Occorre fare scelte di fondo che riconoscano i servizi di protezione delle vittime di violenza come un servizio essenziale, valorizzando il contributo e i modelli di intervento sviluppati dai centri antiviolenza italiani nel corso degli ultimi trent’anni.  I centri antiviolenza sono parte integrante del sistema nazionale di risposta alle vittime, che richiede peraltro una forte integrazione tra servizi pubblici e del privato sociale, nonché  tra settori da quelli sociale e sanitario al  giudiziario e scolastico.

Chiediamo al nostro partito, al governo di impegnarsi affinché il sostegno ai centri antiviolenza e, più in generale, agli interventi contro la violenza di genere siano incrementati e resi stabili attraverso un lavoro congiunto con tutti gli attori del sistema allo scopo di individuare pratiche efficaci di lavoro da disseminare a livello nazionale. Inoltre, è indispensabile prendere posizione e valorizzare anche  un lavoro culturale che nella società, nelle istituzioni, nei partiti  contrasti l’onda devastante di una violenza maschile che oggi, tuttavia, deve fare i conti con una nuova e diversa libertà femminile e con una più consapevole attenzione sociale.

Coordinamento nazionale ReteDem

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