L’arresto di Morabito è un ottimo risultato investigativo, che sarà coronato dalla estradizione, già annunciata come tempestiva dalle Autorità uruguaiane. Se non ci fosse l’estradizione, l’arresto stesso avrebbe il sapore amaro della beffa, perché la pena è giusto non soltanto scontarla, ma scontarla lì dove si è procurato il danno alla comunità e si è stati processati. Anche questo contribuisce a rendere la pena espiata una riparazione al dolore causato e possibilmente un motivo di pentimento e di cambiamento del delinquente, come auspicato dalla nostra Costituzione.

Azzerrare il mito della impunità per i mafiosi in particolare è uno di quei risultati che fortificano la cultura della legalità e disinnescano quella minaccia democratica costante che è rappresentata dalla forza intimidatrice della criminalità organizzata, che purtroppo diventa cultura criminale diffusa: penso alla grave aggressione subita dall’Ispettore di Polizia municipale di Catania ieri sera, finito in prognosi riservata per aver fatto rispettare un divieto. Per tutto questo torno a rivolgermi al Presidente Gentiloni: basta impunità per i latitanti italiani negli Emirati.

E’ uno schiaffo insopportabile, perché aggravato dalla spudoratezza di stare alla luce del sole, almeno Morabito ha dovuto fare lo sforzo di nascondersi per 23 anni. La latitanza di Matacena è arrivata a 4 anni, poi ci sono Imperiale, Schettino, Landi, Tulliani, soltanto per citare i primi. La Commissione bilaterale annunciata in Maggio dal Ministro Alfano che avrebbe dovuto rinegoziare il Trattato tra Italia ed EAU non si è mai riunita, il tempo passa e questa Legislatura rischia di chiudersi senza aver risolto il problema: sarebbe grottesco.

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