Il ponte sullo stretto di Messina è un’opera sbagliata e Renzi compie un errore a citarla come opportunità. Anche comprendendo lo sforzo da parte sua di lanciare segnali positivi e di fiducia nelle nostre possibilità e nel futuro dell’Italia, il ponte sullo stretto non è uno di questi, anzi ritirarlo fuori con leggerezza per l’ennesima volta più che altro appare un segnale illusorio, che al contrario alimenta il sentimento di rassegnazione del Paese del sud. Non esistono studi che dimostrino che per migliorare i tempi di percorrenza tra Sicilia e Calabria sia giusto spendere i 3,9 miliardi di Euro su quest’opera e tantomeno il ponte servirebbe a rompere l’isolamento delle due regioni.

È più facile immaginare che anche realizzato il ponte la condizione di isolamento rimarrebbe la stessa e il fallimento in tal senso non farebbe altro che rendere più evidente e disperata tale fondamentale aspirazione dei calabresi e siciliani. Infine il tema evocato dei posti di lavoro. Se una grande opera crea posti di lavoro, evidentemente a parità di spesa anche una o più opere pubbliche alternative creerebbero quelle stesse opportunità per i lavoratori, la scelta è quindi non è fare o non fare, bensì quale infrastruttura di trasporto serve per ottenere un risultato utile alle comunità calabresi e siciliane e all’Italia.

Sul ponte aleggia il mito della sfida dell’uomo contro la natura e la fisica ed è chiaro il perché a partire dall’800 almeno dieci generazioni di governanti italiani ne abbiano sentito il richiamo, ma la natura dell’opera è rompere l’isolamento della Sicilia e della Calabria col resto d’Italia e d’Europa e a questo il ponte serve ben poco. È un principio di realtà che poco ha che fare con un mito, ma dobbiamo accettarlo, noi come il Presidente del Consiglio.

La distanza tra Palermo e Roma è di 920 km, per fare i 650 km mancanti di alta velocità (Salerno- Palermo) ci vorrebbero 45 miliardi di Euro a cui aggiungere i 4 miliardi del ponte (parametrati sui costi della Bologna Firenze di simili complicazioni orografiche) per metterci circa 4 ore, immaginando 3 fermate. Già quattro ore di viaggio non è più un tempo competitivo con l’aereo e in ogni caso l’arrivo a Roma non risolve il tema dell’isolamento, quindi bisogna contarne altrettante per raggiungere una destinazione del nord Italia. Tempi buoni per le vacanze, ma non certo per la vita di tutti i giorni. Queste condizioni di trasporto sono già problematiche con l’alta velocità e ad esse il ponte contribuisce poco in termini di tempo e molto in termini di costi. Con l’automobile o
senza l’alta velocità ferroviaria la funzione del ponte sarebbe ancora più marginale.

Da Milano la distanza con Palermo è di 1400 km, la stessa con Copenhagen, ma nessuno per lavoro andrebbe da Milano a Copenhagen in automobile o in treno, e non è certamente il tratto di traghetto necessario in Danimarca a scoraggiare questa ipotesi, ma il viaggio nel suo complesso. Oltre le tre ore di percorrenza il treno, per veloce che sia, perde competitività sull’aereo.

Evidentemente la Sicilia e la Calabria l’isolamento lo devono superare con un metodo diverso, meno ottocentesco, le persone volano e le merci viaggiano per nave. Per non sfuggire alla sfida lanciata da Renzi è opportuno evitare di citare suggestive quanto generiche alternative di spesa, come la messa in sicurezza del territorio, la cultura o altre e per questo valutare una alternativa di trasporti che migliori le relazioni interne alla Calabria e alla Sicilia e nel loro collegamento col mondo.

Gli investimenti infrastrutturali in queste due regioni dovrebbero andare ad una serie di progetti sulle reti ferroviaria e stradale, che abbiano come finalità quella di garantire non più di un ora di percorrenza in treno e in auto tra ogni capoluogo di provincia e i tre principali aeroporti dell’area, Palermo, Catania e Lamezia. Una rete infrastrutturale moderna ed efficiente incrementerebbe al massimo il peso e la forza di queste due regioni a sostegno dello sviluppo del trasporto aereo, che poi potrebbe essere rafforzato da agevolazioni per l’abbattimento dei costi ai residenti.

La vera sfida è far sì che trasporti funzionino molto bene all’interno di un bacino di sette milioni di abitanti e permettano a questi di fare rapidamente ed economicamente da casa propria il balzo necessario per raggiungere il resto d’Italia e del mondo. Meno sfida alla natura, più sfida alla realtà, la stessa che permette alle Baleari di vincere sul turismo pur non sognando nessun ponte.

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