Nelle ultime uscite pubbliche di Matteo Renzi da Palazzo Chigi in molti hanno notato l’assenza della bandiera blu a dodici stelle, la bandiera europea, che solitamente trovava posto alle sue spalle accanto alla bandiera tricolore. Alcuni leggono questa scelta come una strategia comunicativa a fini elettorali, consigliata per attrarre quella frangia di elettorato nazionalista e populista che sembra in crescita un po’ ovunque in Europa.

Crediamo che questo scelta costituisca un messaggio sbagliato soprattutto da parte di chi, nelle riunioni del Consiglio europeo, si spende con forza per migliorare le politiche per l’immigrazione, la crescita e in generale la vicinanza delle istituzioni di Bruxelles nella percezione dei cittadini.

L’Europa dell’austerità, delle burocrazie e dello “0 virgola” non si sconfigge adottando stratagemmi elettorali utilizzati in paesi come Ungheria e Polonia, dove i Premier fanno dell’euroscetticismo e della chiusura verso gli altri il paradigma della loro azione, secondo la peggior propaganda sperimentata per la Brexit.

Qualcuno potrebbe dire che sono solo dettagli, ma in politica i simboli sono importanti, anche per coerenza con l’alto obiettivo di “ridare un’anima all’Europa”, come dichiarato recentemente dallo stesso Premier Matteo Renzi dall’isola del Manifesto di Ventotene.

Per questo riteniamo che per riaffermare la centralità dell’Unione europea sia necessaria non solo la chiara azione portata avanti dal governo italiano e dal Partito Democratico a tutti i livelli, ma anche la presenza di un simbolo, come quello della bandiera, per chiarire quale sia l’orizzonte politico dell’operato di tutti i veri progressisti in Europa.

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